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Storia di Chiero

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Cari bambini,
quella che vi voglio raccontare è una fiaba un pò singolare...
Difatti non vi compaiono maghi e fate,
bensì un piccolo, buffo personaggio, molto simpatico a vedersi e cioè... un bicchiere!

Eh! Si, cari amici, anche i bicchieri possono vivere delle avventure e noi parleremo appunto di quanto accadde al nostro amico.


Come tutti i personaggi che si rispettano, aveva naturalmente un nome: si chiamava Chiero.
Aveva sicuramente un bell'aspetto ed anche un bel portamento; non era alto, anzi piuttosto piccoletto, solido e tondo, però era fatto di un magnifico cristallo lavorato e dai riflessi rosati, credetemi, proprio una bellezza!.

Chiero faceva parte di una numerosa famiglia di bicchieri pregiati e di tutte le misure che se ne stavano ben allineati nella grande Dispensa, accanto alla cucina, nel Palazzo del Marchese Tumipiaci.

Questo nobile signore amava dare spesso delle grandi feste; allora i domestici apparecchiavano la lunghe tavole che venivano ricoperte di preziose tovaglie e delicato vasellame.
In quelle occasioni, anche Chiero e la sua famiglia venivano disposti sulla tavola imbandita e brillavano come gemme.

Per la verità, Chiero era un pò timido e quando si trovava davanti ad una certa Dama molto incipriata ed ingioiellata provava una certa apprensione: questa signora, difatti, era un tipo nervosetto, parlava, si agitava molto e, intanto, con le sue dita capricciose, giocherellava con il povero Chiero (con grave rischio per la vita del nostro rotondetto amico!).

Chiero, quindi, se poteva (e non visto dai domestici) si spostava piano piano davanti al posto dove sedeva la nonna del Marchese; una vecchina davvero deliziosa che lo toccava con le sue mani bianche e gentili, senza fargli fare le giravolte della Dama nervosetta,insomma era stufo di avere il capogiro !
Stranamente e chissà perchè, pareva che ci fosse fra lui e la Marchesa, una sorta di simpatia...

Intanto, il tempo passava, passava, tanti e tanti pranzi furono dati: parecchi dei componenti della famiglia di Chiero si ruppero ed ebbero prematura fine, altri si erano incrinati o sbeccucciati.

Il servizio rosato era oramai inservibile.

Il Maggiordomo di casa parlò del problema al Marchese Tumipiaci: così non si poteva andare avanti, ne andava di mezzo il decoro della casa!
Il Nobile signore si consultò con la Marchesa e fu infine deciso l'acquisto di un nuovo splendido servizio.

E Chiero?
Eh, lui fu relegato tutto solo in un angolino dello scaffale: tutti i giorni sperava di vedere arrivare i nuovi venuti; magari si sarebbe fatto degli amici.
Si sentiva così malinconico!

Infine, una mattina, ecco i Domestici spalancare la Dispensa e cominciare a togliere delicatamente da una grande cassa degli elegantissimi bicchieri dal lungo stelo colorato; li allinearono su vari ripiani, spingendo il povero Chiero sempre più in fondo.

Il nostro orfanello li osservava intimorito: quando furono tutti in ordine, si accorse che erano di una marca straniera, parlavano un'altra lingua e, per la verità, si davano un sacco d'arie, senza nemmeno degnare di uno sguardo quel piccolo bichiere.

Che giorni tristi che malinconia stare sempre al buio dentro l'armadio!

Addio luci scintillanti e luccichio di posate d'argento, addio musica. Era proprio una brutta vita!

Un giorno, ecco che accadde una cosa strana: proprio la nonna Marchesa in persona andò ad aprire la dispensa: cercava un vasetto semplice, qualcosa di adatto per porvi le violette che le aveva regalato un caro nipotino.
Guardò, spostò, frugò delicatamente e, alla fine, vide Chiero!

 

"Oh, guarda!" - esclamò - "è rimasto ancora un pezzo dell'antico sevizio che mi piaceva tanto, sarà perfetto come portafiori!".

E fu così che Chiero iniziò una nuova vita. Si ritrovò sul tavolino da notte accanto al letto della simpatica vecchietta, vicino ad una sveglitta che scandiva le ore col suo allegro e sommesso ticchettio.
Tutti i giorni Chiero fu adornato con una bellissima rosa o con altri fiori e quando giunse il Natale, fu agghindato con rami di caprifoglio dalle fiammeggianti bocche rosse. Uno splendore!
Inutile dire che Chiero era felice: voleva molto bene alla Marchesa madre: la vedeva ricamare, parlare gentilmente con le amiche, sferruzzare calzettoni di lana per i poveri, scrivere lunghe lettere ad un figlio lontano.

Intanto, nel palazzo, fervevano i preparativi per le Feste Natalizie; la Marchesa volle un albero di Natale nella sua camera: da un pò di tempo non stava bene, però il simbolo di Natale non poteva mancare in un angolo della stanza.
Chiero guardò incantato. Quello spettacolo er davvero nuovo per lui! Le lucine colorate, anche nel buio della notte, si accendevano e si spegnevano, disegnando bellissimi arabeschi sulle pareti. Una magia!
Non si poteva stare meglio di così! Quante belle serate al calduccio, che pace, che dolcezza!

Purtroppo, però, le condizioni della vecchia signora peggiorarono, finchè una notte (sapete, bambini, una di quelle notti di vento gelido e tempesta), la nonna Marchesa si svegliò madida di sudore. Si vedeva che stava male e Chiero s'accorse che non ce la faceva a tirare il cordone del campanello per chiedere aiuto.

Il nostro eroe era disoerato: che fare... che fare per richiamare l'attenzione della cameriera che dormiva nella stanza accanto?

La nonna Marchesa peggiorava a vista d'occhio, ansimava, tremava tutta.

A questo punto Chiero non ebbe più esitazioni: con grande sforzo si avvicinò verso l'orlo del tavolino, poi si buttò a capofitto sul pavimento, frantumandosi.

A quel baccano accorse gente, trillarono campanelli, si accesero le luci e la vecchia signora fu soccorsa.

Passato il trambusto, arrivò un domestico incaricato di rimettere in ordine la stanza. Chiero, o meglio, quel che ne restava, fu raccolto con scopino e paletta e gettato nelcesto delle cose rotte.
Il nostro simpatico amico era ormai rassegnato; poteva, del resto, sentirsi orgoglioso e contento; aveva salvato la vita alla gentile padrona!

Eppure, cari bambini, la storia di Chiero non può finire così.... E scommetto che volete sapere come andò a finire (e scusate se mi ripeto!)

Dovete dunque sapere che nelle cucine del Palazzo lavorava una brava cuoca, mamma di una bimba di nome Aurora.

Tutti i giorni la bimbetta frugava nelcestone delle cose rotte, in cerca di chissà quali meraviglie...; e fu prorpio così che, vedendo brillare un magnifico frammento di cristallo rosa, nè cercò altri, scoprì che si trattava di un bellissimo bicchiere, anche se rotto in tre pezzi.

Se ne invaghì: con grande pazienza ed aiutata dalla sua mamma, mise insieme i pezzi, li incollo per benino e portò a casa sua il nostro eroe.
Vi diro: la bimba crebbe, divenne una deliziosa fanciulla, s'innamorò ed andò sposa. E nella sua casa portò anche Chiero: anche se non poteva contenere acqua per i fiori, servì alla giovane sposa come "portacollane" e visse ancora una lunghissima vita felice.

   

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