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Angolo delle favole Architetto x bimbi Bambini junior Bambini Progettisti Caduta libri Piccoli giardinieri Progettazione Prog. partecipata Arredamenti Allestimenti Sicurezza Attività, laboratori Manifestazioni Formazione lavoro Edicola i nostri amici | ![]() C'era una volta una foresta meravigliosa, piena di verde rigoglioso e di alberi grandi e secolari. E proprio questi alberi e tutta la terra intorno, erano la dimora degli abitanti della foresta: c'erano le fatine che vivevano tra i rami o tra i fiori, c'erano gli animaletti che facevano tane sottoterra e dentro i tronchi, c'erano i nani, i folletti e i guzznag (i folletti dispettosi) che di solito sceglievano le radici come luogo per le loro case. E poi c'era l'orsetto Tilly che abitava in una grotta accogliente e calda da cui si poteva sentire il suono dell'acqua di un torrente che scorreva lì accanto. A questo momento della storia, era inverno e l'orsetto Tilly stava facendo la sua lunga nanna che si chiama letargo. Ma nella foresta regnava un gran trambusto. Nella città più vicina viveva uno stregone cattivo che, avendo visto un luogo tanto incantevole, aveva deciso di costruirsi lì la sua casa. Così, sul finire dell'inverno, arrivò con grande rumore nella foresta con seghe elettriche per troncare gli alberi e con ruspe per fare i buchi nella terra. Gli abitanti della foresta erano spaventati e inorriditi e dopo una riunione segreta sotto la "cascata piangente", si decisero ad andare a svegliare l'orsetto Tilly, che era molto saggio, per chiedere consiglio. Era una decisione molto importante, perchè svegliare un orso in letargo poteva essere pericoloso. Ma l'orsetto Tilly era molto gentile e simpatico, così li ascoltò volentieri mentre affannati gli raccontavano quello che stava succedendo. L'orsetto Tilly non perse tempo e mentre ascoltava aveva già pensato ad una strategia: disse alle fatine di procurarsi molta polvere magica, agli animaletti e ai nanetti di andare a prendere pigne, aghi di pino, ricci di castagna e noci e intanto confabulava qualcosa con i folletti e i guzznag. Così, quando arrivò lo stregone il giorno dopo per seguire i lavori, prima si sentì invadere da una fitta nebbia che lo rendeva quasi cieco, poi si sentì colpire da tutte quelle armi naturali che lo pizzicavano. Non era dolore fisico quello che provava, ma offesa e rabbia, e molto dispiaciuto tornò a casa sua pensando che per quel giorno non sarebbe più tornato nella foresta. Ma quando entrò in casa l'amara sorpresa lo fece ancora di più arrabbiare: i folletti e i nanetti avevano rubato tutti i suoi strumenti che gli servivano per le sue magie cattive: i suoi filtri magici, le sue bacchette nere, i suoi libroni spiegatutto, le sue bottigliette e scatolette che contenevano polveri misteriose e pozioni alchemiche. La rabbia si trasformò in tristezza e cominciò a piangere. Ma mentre il sole calava dietro l'orizzonte lanciando un ultimo raggio dentro la finestra di casa sua, ecco che vide brillare sul suo tavolo una pietra verde preziosa e dura grande come il pugno di una mano e con una forma perfetta: era il segno dell'amicizia che gli abitanti della foresta gli avevano lasciato, poichè loro sapevano che sotto il pastrano blu scuro dello stregone e i suoi occhi severi, si nascondeva un cuore caldo che, con la musica giusta, avrebbe danzato con gioia e dolcezza. Nel frattempo all'ora del tramonto tutti gli abitanti della foretsa si diedero appuntamento presso la "tana del lupo buono", per fare un grande cerchio. In mezzo al cerchio fecero un enorme falò che arrivava fino al cielo, dove bruciavano allegri tutti i brutti strumenti magici dello stregone cattivo. I nani, i folletti, i guzznag, le fatine, gli animaletti, mentre l'orsetto curava il grande fuoco, si diedero la mano girandogli intorno e cantando dei suoni così belli che la luna si svegliò per ascoltarli. E quando la signora notte era già arrivata, cominciarono le danze durante le quali, chi in duetti, chi in trii o quartetti, non c'era bisogno di dirsi niente perchè tutti conoscevano le vecchie danze dei propri nonni e bisnonni. Lo stregone pianse tutta la notte. Durante la notte fece un sogno davvero strano. Il mattino dopo non se lo ricordava ma gli venne in mente di quando era bambino. A quell'epoca voleva molto bene a sua nonna che aveva capelli lunghissimi e occhi dolci dei cerbiatti. Ma poi un burrone nella foresta una mattina se l'era portata via e quando lo stregone-bambino si accorse che non avrebbe più rivisto i suoi occhi e passeggiato con lei a dare nomi alle stelle, la sua fronte si corrugò e i suoi occhi si annerirono ed era così arrabbiato che buttò via la bacchetta magica gialla che lei gli aveva regalato. Sua nonna era una fata buona e gli aveva regalato quella piccola bacchetta magica gialla che poteva servire solo per magie buone. Ma lui poi l'aveva buttata via, da qualche parte in cantina... E siccome aveva capito che essere cattivo non gli serviva a niente ma che gli aveva procurato tanti problemi, ora aveva deciso di andare a cercare la sua piccola bacchetta magica gialla. Scese ina cantina, una cantina buia, umida e puzzolente. Da anni non ci andava più. C'era polvere, ragnatele, toponi che correvano via al suo passaggio e tante scale ripide. Dovette cercare a lungo e sporcarsi in mezzo alla polvere che lo faceva continuamente tossire, aprire vecchi bauli e scatole, finchè, dopo un pò di tempo, dimenticata in un angolo ritrovò la piccola bacchetta magica gialla. Mentre tutti gli abitanti della foresta continuavano i loro festeggiamenti con un grande pic-nic sulla riva sabbiosa del fiume grande, lo stregone andò a trovarli e lì per lì fece comparire con la bacchetta magica tanti regali per tutti. Regalò cappelli rossi coi campanellini ai nani, cappelli verdi ai folletti, cappelli neri ai guzznag; regalò tazzine per il servizio da thè delle fatine, noci, nocciole e frutta di bosco per le dispense degli animaletti. E all'orsetto Tilly, a cui piaceva molto dormire, regalò un meraviglioso materassino di piuma d'oca (si chiamava così perchè era morbida come la piuma d'oca, ma non era fatta con le piume delle oche: era una piuma magica che poteva uscire solo da quella speciale bacchetta gialla). L'orsetto Tilly il giorno dopo lo invitò ad andare a pescare con lui sul "masso bianco" del torrente e gli indicò un albero cavo proprio di fianco alla sua grotta che lo stregone quando voleva poteva usare come casetta quando voleva dormire nella foresta meravigliosa. E così lo stregone si costruì un cuscino con le foglie secche e fece lì la sua dimora "estiva", divenne amico dell'orsetto Tilly e vissero per sempre felici e contenti. © 1997 Donata Zocca |
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